14 marzo 2008

GUARDARE INTENSAMENTE


Ho l'impressione che tanto l'atto di imparare, quanto l'atto di ascoltare ci risultino straordinariamente difficili.
Noi non ascoltiamo mai veramente, perché la nostra mente non è libera; le nostre orecchie sono imbottite di tutta la conoscenza che portiamo sempre con noi, così ascoltare diventa straordinariamente difficile.
Penso - anzi, è un fatto - che se potessimo ascoltare con tutto il nostro essere, con una vigorosa vitalità, allora l'atto di ascoltare diverrebbe un fattore di liberazione.
Ma sfortunatamente voi non ascoltate, perché non avete mai imparato a farlo.
In fondo, potete imparare qualcosa solo quando vi impegnate con tutto il vostro essere.
Imparate la matematica solo quando vi ci dedicate totalmente; ma se vivete in uno stato di contraddizione, cioè se venite forzati ad imparare mentre non avete alcuna intenzione di farlo, allora l'imparare si riduce ad un vuoto processo di accumulazione.
Quando leggete un romanzo nel quale si muovono innumerevoli personaggi, se volete seguirne le vicende, dovete impegnare tutta la vostra attenzione; non potete pensare ad altre cose.
E' di un'attenzione simile che avete bisogno per imparare.
Se volete sapere come è fatta una foglia, una foglia di primavera o una foglia d'estate, dovete guardarla per vederne la simmetria, l'intessersi delle fibre, per sentirne la qualità.
Una foglia è viva.
In ogni foglia c'è bellezza, vigore, vitalità.
Se volete imparare qualcosa che riguardi una foglia, un fiore, una nuvola, un tramonto o un essere umano, dovete guardarli con tutta l'intensità del vostro cuore. (J. Krishnamurti)

13 marzo 2008

PREGHIERA


Mi sento come un viandante intento a salire sulla cima d'un monte a rimirar le stelle,
dopo essersi perduto nel mondo, provo a respirare un aria nuova,
aspiro alla luce.
Sono alla ricerca di un rinnovato vedere, sentire,
attento agli impercettibili tempi dell’anima,
io che ho l’anima malata.
Così mi allontano spesso dal quotidiano tran tran,
mi allontano dallo sterile tempo del commercio che ci depriva degli affetti,
che ci annulla.
Per ritornare all’intimità del noi,
alla condivisione,
agli sguardi comunicativi pieni di amorevole cura,
al tempo materno delle sicurezze,
al luogo com/prensivo,
dove tutte le cose pronunciano il tuo nome
lì ci si riconcilia, lì le pause, il silenzio sono il pieno,
e il corpo è strumento teso a magnificare la vita,
ad esaltare la sostanza del mondo.
E scrivo così, anche di te, del tuo esserci,
e vedo il cielo e il mondo in un altra luce.
La vocazione al silenzio dà respiro al tempo che irradia di sé il mondo e
il ritmo dell’esistenza viene scandito dal battito del cuore.
I moti dell’anima salgono al cielo,
totalmente presente,
pienamente uomo al tuo cospetto… mi ritrovo
ad amarti d'un amore infinito.