30 gennaio 2008

FLEURS 2


Stromboli è, per l’artista, il locus amenus,
da cui si diparte l’intero suo mondo immaginario.
Il segreto dell’arte di MariaClara Mollica
sta tutto nel porsi in ascolto dell’essere,
nell’attenzione verso la coscienza operante,
radice di una rinnovato vedere,
dove le tracce apparentemente residuali
date dal trans/correre del tempo,
frutto di una dis/as/persione diventano matrice mnestica
del continuo fluire e permanere delle cose.
Liquefatte forme organiche,
si stagliano così nella penombra del tempo,
come resti scarnificati,
in attesa di uno sguardo che si posa e le disvela,
lo sguardo del poeta.
Tutto collabora alla com-prensione
di quel meraviglioso e diabolico flusso dinamico
che lascia tracce di sé in ogni cosa…
a Stronjile, liberi,
i corpi vivificati dall’arte
riprendono il loro movimento circolare di nascita e di morte.
Ed attraverso la fluttuazione erotica
ri-creano perennemente le condizioni primarie dell’esistenza.
A giugno venne il circo... – e tutti insieme,
quella notte danzarono la vita...e ancora oggi e... sempre -
.…la madre opulenta e taurina…,
forte e coraggiosa,
con mani grandi da brava amante
e gonne larghe sotto cui,
lei piccola, si nascondeva
tutte le volte in cui il vulcano fremeva e mugugnava..
e…Mararita,
ragazza dai capelli biondi
e gli occhi di zaffiri lucenti,
le labbra di rose e la pelle di porcellana,
tutti gli uomini erano perdutamente innamorati di lei
al suo passare facilmente perdevano il senno"
e ..Pilar, e Grazia, e Anna, e Ciccina,
e Maria Giuditta,
e in ultimo ,
colei che le ha create….l’isola,
l’autrice.

28 gennaio 2008

IMMAGINA


"Immagina - dice Plotino -

una fonte che non abbia altra origine che se stessa;

essa dà di se stessa a tutti i fiumi,

eppure non s'esaurisce per ciò ch'essi le prendono,

ma permane integralmente ciò che era....

la fonte della vita,

la fonte dell'intelletto,

il principio dell'essere,

la causa della bontà e la radice dell'Anima." (Enneadi, III, 8, 10)

23 gennaio 2008

LA SCUOLA DELL'UOMO


“ O tu che volgi la ruota e guardi
nella direzione del vento
Pensa a Fleba, che un tempo è
stato bello e ben fatto al pari di te.”
(Eliot T.S.)

A partire dalle premesse che nell’arco del tempo ho inteso fornire come sementi di futuro germoglio, concepire, in un quadro de/musealizzante, un organica ricostruzione simbolica del paesaggio, aperta a tutte le implicazioni socio-etno-antropologiche.
L’idea è progettare un parco filosofico - letterario intitolato alla “SCUOLA DELL’UOMO” di Guido Calogero.
Per far ciò bisogna prima ricostruire il senso di un patrimonio condiviso.
Ho visto molta maturità nel popolo Monfortese,
una sensibilità che va decrittata, va ricompresa e strutturata.
Le trasformazioni per essere veramente aderenti alla realtà
hanno bisogno di tempo per sedimentare.
Parafrasando Calogero - bisogna instaurare un tempo dell’uomo -.
Un tempo in cui le specificità giungano a maturazione,
attraverso una lettura non specialistica,
ma, come ho già detto, corale “ per innescare un nuovo processo di coscientizzazione ecologica, nel senso di una rinnovata attenzione all’oikos”,
che ci aiuti a posare uno sguardo sulla terra teso a
fare anima.
Sto lavorando per raccogliere le tracce,
le persistenze di una trama esistenziale ricca
che si manifesta nei sussurri
che provengono dalle pietre di Monforte,
dai volti dei suoi abitanti;
gli incontri con alcuni di voi,
mi hanno fornito riscontri sulla elevata sensibilità
che vi è congeniale e su cui è possibile fondare una Scuola della Visione.
Vi chiedo di condividere con me questo sforzo ermeneutico,
affinché la parola non scaturisca da un rapporto solipsistico
ma da un multiverso semantico.

18 gennaio 2008

Louis Sclavis Quartet - Divinazione Moderna I & II: ""

Zambrano


.."E' nel trascorrere del tempo, più che nel suo semplice
passare, più che nei suoi passi, in cui si mostra e si fa
sentire, che Cronos dà di sè. E ciò che dà di sè, si offre
senza maschera nella musica e, prima ancora, nella musicalità,
che è il suo ambito, come la spazialità lo è dei
corpi, e la visibilità delle presenze, e l'anima di tutto ciò
che respira. E il pensiero, di tutti i pensieri, perfino di
quelli che appassiscono sul nascere.
Che qualcosa trascorre, che esso, il tempo stesso,
trascorre riprendendo il suo passo, mostrandosi
in accordo col suo essere che non è sostanza, è quanto si dà
in questo puro trascorrere senza eventi.
Un puro trascorrere nel quale il tempo si affranca dal subire,
sottostandovi, il passaggio di fatti e avvenimenti.
E dà di sè dandosi a udire e a non vedere, dando a udire
la sua musica anteriore a ogni musica composta della quale
è ispirazione e fondamento.
E solo il rumore del mare e il vento,
quando passano dolcemente, gli assomigliano.
E ancor più certi modi del silenzio senza attesa e senza vuoto.
Perchè dev'essere attraverso la musica che nell'inimmaginabile
cuore del tempo viene a depositarsi tutto ciò che è passato,
tutto ciò che passa senza poter terminare di passare,
ciò che se non ebbe sostanza alcuna ebbe però
un certo essere o bramosia di averla.
Tutto ciò che si intromise nel flusso temporale trattenendolo.
Tutto ciò che non seguì il corso del tempo con i suoi deserti,
dove un così grande abisso si apre;
ciò che non si accordò col suo essere invisibile, che solamente
ci si dà a sentire e a udire, non a vedere - il vedere ciò che
il tempo ha prodotto è già un giudizio.
Pianto anche questa musica del trascorrere,
come se l'incredibile cuore del tempo avesse raccolto il pianto
di tutto ciò che passò e di ciò che non giunse a darsi.
E il gemito della possibilità salvatrice,
e ciò che fu negato a quelli che al tempo sono sottomessi.
Pare sia il sentire del tempo stesso quello che si spande
musicalmente sul sentire di chi lo ascolta soffrendolo.
Una musica che viene a darsi al modo dell'orazione."

17 gennaio 2008

L' O'

Come acqua che scorre
ridiscendere a valle,
al mare...
per tornare alle cose usuali
e rigenerarle.

16 gennaio 2008

IL TEMPO DEGLI INCONTRI


Salire alla montagna,
dopo essersi perduto nel mondo,
a respirare un’aria antica,
a pensare in un'altra luce.
Alla ricerca di un rinnovato vedere, sentire,
di un senso nuovo da dare alle cose.
Sentire il tempo… che scorre,
lontano dall'ossessione del tempo fratto che nel quotidiano ci possiede,
ci annienta nel vano commercio di noi stessi.
Ritornare a ciò che riconcilia col creato,
all'intensità delle pause feconde,
ritornare a lodare,
magnificare la terra che ci accoglie, il cielo, il mare.
Ritornare al tempo degli incontri,
ad un tempo di grazia.
Dalle vette si tocca il cielo
e non ti senti solo...no....
ti guardi dentro e scopri come il cuore s'è incrostato,
segnato dagli sguardi che non hai dato,
che non hai raccolto,
dalle parole che non hai detto,
che non hai sentito,
e ti afferra la malinconia,
ti senti vuoto, nello scoprire che
non sei stato quello che sentivi di essere.
Ti senti come terra arida, senz'acqua.
Il silenzio dà conforto a chi è immerso nel mondo.
Quali grandezze, quali altezze possono scaturire dalla flebile voce dell’uomo,
quando la Ruah si effonde nel suo cuore...
salgono al cielo i suoi canti
sentendosi totalmente partecipe, integrato
pienamente uomo al cospetto del Divino…
in compagnia della sua debolezza diventata preghiera che salva….

15 gennaio 2008

FELICITA'


Nel “Disagio della Civiltà”
Freud aveva affermato che
“ la felicità non è un valore culturale,
la felicità, infatti, va subordinata ad un lavoro
che occupa tutta la giornata,
alla disciplina della riproduzione monogamica,
al sistema costituito dalle leggi e dall’ordine.."
Il sacrificio metodico della libido,
la sua deviazione imposta inesorabilmente
verso attività ed espressioni socialmente utili,
sono la cultura.
In atto, si è profilata
l’idea di una repressione dell’uomo contemporaneo.
L’affermazione di Freud che la civiltà è basata
sulla repressione permanente degli istinti umani
è un dato di fatto.

14 gennaio 2008

VITA ACTIVA


"Lasciare la casa, prima per
intraprendere qualche avventura
o qualche gloriosa impresa, più
tardi semplicemente per dedicare
la propria vita agli affari della
città richiedeva coraggio perchè
solo nella casa ci si poteva
preoccupare della propria vita e
sopravvivenza. Chiunque volesse
accedere alla sfera politica
doveva prima essere pronto a
rischiare la vita e un amore
troppo grande per la vita
impediva la libertà ed era
un segno certo di spirito servile.
Il coraggio diventava dunque la
virtù politica per eccellenza."

H. Arendt, Vita Activa

11 gennaio 2008

POVERA ITALIA


Italia, in emergenza, da lungo tempo ormai,
ma l’emergenza è per definizione transitoria,
non regola,
l’Italia dimostra, ancora,
se ce ne fosse bisogno,
di non possedere le chiavi d’accesso alla sua terra ed al suo cielo,
la precarietà è diventata l'unica ratio.
"Vortica, turbina.. senza fermarsi a ripensar se stessa e il mondo",
L’Italia s’è persa.
S'attaglia ai tempi odierni quel “ nave senza nocchiero in gran tempesta”,
dimostrazione che la profondità del tempo,
descrivendo traiettorie da e verso l’infinito, è apparente…
tutto torna, si ripete sotto altre forme..
oggi, come ieri,
siamo ancora alla ricerca di una luce che illumini l'orizzonte..
di senso.

Intanto …di sera, le immagini della tv plagiano e formano le coscienze,
radicando stereotipi di finto benessere…(ancora per poco)..
La nostra Repubblica parolaia e facilona si autorappresenta,
si rigenera nella retorica e si sostanzia nel rotocal/varietà serale,
qui Politici, Opinion Leader, Saltimbanchi, Vallette e Clown..
allegramente imbellettati, come figuranti del circo mediatico,
starnazzano coi loro volti finti, artefatti dal cerone,
in quei volti, provate a vedere, cercate, sforzatevi di vedere … un segno,
un seppur minimo barlume di umanità, di pathos,
che sarebbe il minimo, vista la precarietà dei tempi,
si vedrà solo una saccente arroganza, dicono che sia l’habitus del potere
e si sentirà pure in lontananza ormai, il vuoto pneumatico del loro quotidiano blaterare, il loro dire… che il pil sale…che le percentuali crescono, s’impennano, s’abbassano, planano, perchè il 23 per cento sta bene se c’è un buon 5% per cento che compra biscotti friabili,
e così seguitando…
il risultato di tutto questo è...purtroppo che stiamo rincoglionendo dietro vagonate di numeri e di ilazioni….senza costrutto nè senso.
Cosa accade, poi,
se in Italia uno si accorge di essere fuori luogo,
un Signore,
che solo per comodità definiamo tale,
si accorge della sua inadeguatezza,
che secondo lui è propria dei nostri tristi tempi,
inadeguatezza che vuol dire radicale incapacità di essere aderente al flusso del tempo e degli accadimenti, cosa fa nel preciso momento che prende coscienza di ciò:
nulla – di primo acchito - poi tace, perche il silenzio può trasmettere una sensazione di nulla più corposo, può nascondere una capacità di riflessione profonda, un pensiero.
Nel caso in ispecie nulla è proprio niente di tutto questo, si trasmette solo l'opportunità calcolante di non aggiungere altro all'ignominia.
Dopo un pò di tempo, per prassi consolidata dopo essersi lasciato sommergere dalla merda montante così come dalla spazzatura, tanto è uguale, prova a mascherare il senso del ridicolo, glissando, tergiversando, trincerandosi dietro i non so, non saprei, i forse, non c’ero e se c’ero ero assente, dietro il paravento delle eventualità imponderabili, delle mafie, degli ecomostri, dei teppisti, dei complotti, delle suocere, del senso dello stato, delle varie ed eventuali…insomma dietro una caterva enorme di scuse, di luoghi comuni, di trivialità varie.
Tutto ciò, è seguito di lì a poco da una lacerante quanto impietosa autoanalisi che tra il mistico ed il razionale, sfocia in un attimo di lucidità, solo un attimo, l'attimo del "mi faccio da parte", poi cadendo nuovamente in uno stato semiconfusionale, assorto in tristi pensieri, sensatamente, assennatamente, ed anche perchè no, doverosamente si autopensa, cioè pensa se stesso come un derelitto, e pensandosi non può obliare, come potrebbe farlo, la famiglia, i figli, le moto, le macchine, la barchetta, le case etc etc etc che ha sul groppone....e così per spirito di corpo, di salvaguardia, per istinto, come prima più di prima continua a vivacchiare, rilassatamente, assennatamente, in compagnia del tempo che cancella le colpe, con le spalle ben coperte, nella certezza, che diventa sicurezza dell’impunità di casta, di consorteria, di amicizia…
perché, in ultima analisi, beh..che dire..si sa...il male è diffuso,
l’imbecillità che si riveste di supponenza e savoir faire pur'essa è diffusa
non è stato trovato l’antidoto,
è un fatto strutturale, endogeno
quintessenza del nostro sistema relazionale.
In conclusione, io che mi firmo florenskij,
mi rivolgo direttamente a te
facendoti una dura e terribile reprimenda,
a te che sei costitutivamente incapace,
che hai dimostrato tangibilmente di non essere in grado di gestire un bel niente,
a te che sei primariamente un uomo,
orbene, se sei vero uomo…
dimettiti,
abbi questa impennata di orgoglio,
la compiacenza, il buon senso di toglierti di mezzo,
fai posto, largo, anche ai giovani perchè no, o ad un altro,
non riempire più di miasmi mefitici l’aria,
non insozzare i luoghi, a noi cari
dove un tempo passarono i nostri padri.
Non sono la spazzatura, la malasanità etc etc , le emergenze dell’oggi, questi sono falsi problemi.
La tua mediocrità è il vero problema.
La mediocrità che è diventata il sistema autoreggente del sistema.
La rappresentazione è il teatrino,
mai nome fu più azzeccato,
in cui tutto si è semplificato al punto che la politica è diventata un mero gioco di specchi nel quale tutte le entità sono omologhe.
C’è il puparo, ci sono le marionette e ognuno recita la sua parte a braccio,
sapendo che nel coro, la sua voce si perde e tutto quello che fa e che dice viene giustificato, compreso, capito...una pacca sulle spalle e via..basta che non lo fai più..
Protetti, ci si sente protetti...al sicuro, mentre fuori soffia il vento e la gente intanto s'incazza.
ebbene si siamo in emergenza rifiuti in Campania..nel mondo..essa ci sommergerà..
Siamo in piena emergenza, che monta da ogni dove …
nell'incapacità di definire quanto accade, per calcolo premeditato, per cattiva coscienza.
Davanti a questo sfacelo,
si faccia almeno silenzio,
spenta la parola,
spenta la tv,
senza più suoni in forma di parole vuote, se non legittimate dai fatti.
Questi accadimenti, sempre in silenzio, armati di pazienza ed umiltà, svisceriamoli per sentire cosa comunicano, cosa esigono.....
esigono solamente una buona amministrazione,
trasmettono una voglia di normalità che cresce anche e soprattutto nell'affanno dei giorni,
che non può e non deve essere normalizzazione imposta dall'alto, nulla che sia riferibile a leggi speciali, che discenda dal finto decisionismo aprospettico, dall’esuberanza di chi è e si sente speciale.
De/mitizziamo i superman, i salvatori della patria, che risolvono tutto,
quest’idea malsana, frutto di un incultura dilagante.
Sappiate che ogni cosa è legata, gli errori di ieri si pagano oggi, quelli di oggi si pagheranno domani, bisogna prevedere, anticipare i tempi, cavalcare la tigre.
Non ci si riempia più la bocca col dire senso dello stato, perchè senso delle stato è anche farsi da parte quando si è sbagliato, è rivestirsi di umiltà, di spirito di servizio, è chiedere aiuto, è dipendenza, è debolezza, è assenso, amore…donazione, solidarietà, ed altro ancora,
penso a De Gasperi alle sue lettere rivolte alla moglie, in esse si parla di sacrifici, di amore per la famiglia, per la patria, dov'è oggi questo senso del sacrificio, questo amore,
è rivolto verso le ballerine dei varietà ..forse...
Ci si rivesta di legittimità nell'azione,
per effetto del consenso avuto ma soprattutto per l’impegno a dare risposte di senso.
Ostinarsi ad avallare l'ipotesi che per alcuni, tutto è legittimo, vuol dire affermare che l’errore e l’orrore sono prassi quotidiana e ciò è un atto criminale, il peggiore perché antepone l’io agli interessi della collettività.
E’ l’inizio della fine.

10 gennaio 2008

TAO


" Si forano porte e finestre per fare una casa

nel non essere sta l'uso della casa

perciò dall'essere viene l'utilizzabile

e dal non essere viene l'essenziale"

(Tao te ching, Lao tse, cap. XI)

09 gennaio 2008

LUCE DA LUCE


"Il cielo di Hurqalya è di color verde smeraldo.
E' la luce color smeraldo che proviene dalla montagna di Qaf,
la catena montuosa che circonda e contiene il tutto.
La luce smeraldina è la Luce del soma astroeides,
la luce astrale che s'irradia in tutti i mondi "mentali".
Alla meta, nella luce, giunge chi è dalla luce, cioè chi è luce.
Così nel Corpus Hermeticum e più tardi nel Credo Niceno " luce da luce".
L'illuminazione è il risveglio della scintilla (spinther o pneuma) di luce incatenata nelle tenebre,
cioè nella hile, la materia,
ed è al tempo stesso un rivestirsi della sostanza luminosa e spirituale ( l'Abito di luce).
Il firmamento di Hurqalya è il segno cromatico, smeraldino, di un ordine mutato di realtà:
un universo invisibile accessibile dal "corpo astrale",
la terra di Hurqalya, il paradiso iperboreo,
sono il riflesso originario del paradiso terrestre.
La luce di Hurqalya è la sostanza stessa dell'anima."

08 gennaio 2008

PENSIERO DEL CUORE


Bisogna depurare il linguaggio da tutte le sovrastrutture,

fare il vuoto attorno ad esso,

anche e soprattutto a partire da questo luogo,

"Terra di Hurqalya"che è atopos,

ri/cominciare a raccontare,

re/imparare a vedere le cose come se fosse la prima volta,

mantenersi nomadi per avere un contatto emozionale con il tutto.

L'industria culturale surroga i sentimenti,

li traspone ad un livello che non ci appartiene

per il quale proviamo vere emozioni,

il bambino malnutrito in televisione ci commuove,

se lo vediamo immerso nel reale ci infastidisce.

Logos - phisis - soma con apertura mentale a 360°,

sapendo che non esiste una prospettiva univoca,

un disegno da seguire,

che siamo al crocevia,

il luogo estremo,

il luogo delle scelte,

e un "trickster",

uno spiritello maldestro ci devia,

ci ammalia.

Dobbiamo inseguire l'eccedenza di senso,

il senso N/esimo,

dove il vissuto si stratifica,

prende spessore,

si incarna in una visione del mondo,

legata, empatetica.

07 gennaio 2008

FRAMMENTI 1


"Sapere che non si scrive per l'altro,

sapere che le cose che sto per scrivere

non mi faranno mai amare da chi io amo,

sapere che la scrittura non compensa niente,

non sublima niente,

che è precisamente là dove tu non sei:

è l'inizio della scrittura." (R. Barthes)

05 gennaio 2008

RIFONDARE UNA SCUOLA


In Italia ci si misura, con la domanda sempre più pressante di un uso del territorio finalizzato alla valorizzazione delle risorse relative al patrimonio storico e sul cosa fare di questo patrimonio che va in rovina.
Bisogna in prima battuta mettere i paletti su quanto è materia della conservazione, individuando gli ambiti di pertinenza disciplinare che costituiscono la ragion d’essere di un approccio conservativo, di una “Conservazione attiva” capace di una lettura organica della realtà.
Per conoscere l’essenza di un monumento, cioè il suo rapporto col tempo vissuto e con la memoria, cosi come F. Choay definisce la funzione filosofica, si deve fare riferimento all’operazione maieutica del di-segno, come immagine del tutto-pieno (Dezzi- Bardeschi) carico di quella simbolicità narrativa propria del reperto storico che stabilisce un nesso con la Continuità del tempo storico.
Bisogna partire dal di-segno, appunto, come processo conoscitivo capace di sintetizzare la complessità dell’oggetto fino all’individuazione delle scale d’intervento pìù congruenti alla effettiva valorizzazione del patrimonio storico.
Il di-segno nella “conservazione attiva” è normativo, necessario per la valutazione in ordine allo stato di fatto, sintagma diacronico, sintesi presentificata di una processualità innescata dallo scorrere del tempo.
Il di-segno è attimo rubato al divenire, Simulacro.
Esso ferma lo scorrere del tempo e fissa l’immagine ad un tempo che già non è più.
Se si limita a raccontare la storia dell’apparire, del sembiante, è povera cosa, qualsiasi tentativo di normare a partire da un ipostasi superficiale, è alienante e riduttivo.
Solo il di-segno che dimentica l’oggetto, che lo astrae, diventa sintesi conoscitiva.
Di-segno che seziona, che taglia, che scarnifica, che cuce.
Operazione chirurgica per andare alla radice delle cose.
Conoscere significa com-prendere.
Il di-segno come conoscenza implica, coinvolge, aggiunge, mai semplifica anzi complica, in quanto esiste e comunica solo nella complessità.
Le strategie operative che si innescano a partire dall’evidenza oggettivata dal disegno, appartengono poi al nocumento più o meno elevato che si vuol portare al flusso degli accadimenti, cioè a come la soggettività appartenente a questa sezione temporale vuole incidere sulla realtà.
E’ necessario, onde evitare che la variabile soggettiva porti, come sopra detto, nocumento all’oggi, rifondare una Scuola che riconosca le proprie radici, se ne riappropri, dopo esserne stata spodestata e valorizzi le proprie specificità territoriali e culturali secondo gradi di riflessione che la pongano non come semplice recettore di tradizioni autoctone ma come centro simbolico del mondo.
Ritornare alla Sacralità dell’agire.
Scuola come antenna ricevente-trasmittente del territorio per captare le continuità e le discontinuità topologiche, la complessità morfogenetica derivante dall’antropizzazione, etc..
Scuola che istituisca il paesaggio come entità culturale, attraverso uno studio culturale, ovvero frutto di un approccio integrato e multidisciplinare.
Le problematiche inerenti la conservazione, così si dipanano e hanno un loro momento di sintesi nell’approccio multidisciplinare alle varie scale, nel quale non si avvalora la razionalità uniformante del tutto uguale ma si dà spazio alla diversità.
In questa chiave di lettura il disegno diventa scavo che fa esistere l’oggetto come valore aggiunto, come originale ed originario prodotto della creatività che costantemente si ri-crea nel dominio della conoscenza.
Il progetto di-segnato diventa un tentativo di riflessione costruttiva sulle trame che compongono l’ordito della storia (istos), per innescare un processo evolutivo, tendente alla riconquista del passato, ed al risveglio di una memoria collettiva, fondamentale nella riappropriazione di una identità storica.
Proprio la ricerca della memoria che è l’elemento unificatore di realtà e culture internazionali, nel progetto di-segno che si esplica nella complessità, diventa matrice di una nuova metodologia d’approccio alle cose.
La questione importante si gioca però sul piano politico.
Bisogna analizzare le problematiche poste in essere a partire dal riconoscimento di un patrimonio storico comune che è il dato astratto da cui il legislatore si muove per normare e che rappresenta l’incongruenza di qualsiasi attitudine semplificatoria fino ad arrivare al riconoscimento del patrimonio come sommatoria concreta di luoghi, di cose, di persone, ingestibile perché mai compreso nella sua totalità, mai realmente e dunque operativamente diventato patrimonio comune.
Sono questi i paradigmi della pochezza culturale di un paese che non riconosce la propria storia, da ciò si ha come sottoprodotto della intellighenzia l’insufficienza delle leggi e soprattutto quella degli attori che agiscono in questo settore, i quali in un coro di autolegittimazione operano lo scempio del patrimonio storico.
Tale superficialità politico – culturale impone un “rappelle a l’ordre”, la necessità di un confronto serrato per analizzare e proporre, per dare senso al divenire.

03 gennaio 2008

INCIPIT VITA NOVA


"Per far crescere
occorre cingere,
definire i limiti.

Dall’esclusione,
la ricerca
del paradiso in terra,
dal dolore,
il giardino di delizie."

L’inizio d’anno ha portato col freddo di queste ore, anche, puro riflesso di natura speculativa, la lettura di un libro, un vecchio libro che spesso mi ritrovo accanto, Chiari del bosco di Maria Zambrano, tra le opere di questa pensatrice quella che meglio identifica il vivere, il pensare con quel “sentire originale” frutto di un incessante processo di unificazione tra l’essere e la vita.
Penso che l’unico modo per poter esplicare l’esserci, si ha nella pienezza dell’ immersione nel qui ed ora, coscienti, centrati, andando diritti al cuore di un abitudine al silenzio che porta sofferenza ai nostri martoriati paesaggi, al mondo.
Coltivare questo pensiero, ha senso, se serve a raccogliere, ad abbracciare alle varie scale del conoscere non la razionalità uniformante del tutto uguale ma il luogo delle diversità, delle molteplicità dell’esistere, nell’adesione piena al flusso degli accadimenti.
Lasciamoci trasportare dalle correnti dell’essere, come i chiari del bosco per com/prendere..
In quest’ottica il disegno sotteso, la strategia d’approccio alle cose deve diventare scavo che le porti ad esistere, come frutto di una creatività aderente ai luoghi che costantemente li ri-crea nel dominio della conoscenza.
La reiterazione dell’atto conoscitivo, come acquisizione dello spazio nel tempo, scandirà così un processo temporale, individuandone i caratteri di permanenza, i ritorni di langue, rispetto alle variabilità proprie della realtà che si modifica.
Descrivere le forme che mutano, mutandone continuamente, al loro variare, la descrizione, in un processo continuo che mima lo scorrere del tempo e diventa esso stesso tempo che scorre, disperso nei fogli, che colgono l’attimo, precedente, transitato, drammaticamente altro, già storia, diventa l’essenza del vivere cosciente.
Il progetto, l’unico progetto possibile, si darà come concrezione di segni che provengono dalla storia, calato in un paesaggio fruito in maniera cosciente, interessato da un organico ri-disegno che lo restituisca al suo ruolo primario quello di essere culla del nostro esistere di uomini.